La ricetta Lundquist per la sostenibilità distintiva nell’era della rendicontazione obbligatoria

L’avvento del D.lgs. n. 254 del 30 dicembre 2016 sulle informazioni non finanziarie, che impone alle aziende quotate ed altre importanti imprese un livello minimo di trasparenza su tematiche sociali ed ambientali, ha dato avvio a una serie di riflessioni sulla sostenibilità d’impresa, sia nel contesto aziendale che al suo esterno.

 

Il recepimento della direttiva europea sulla trasparenza non finanziaria porta importanti novità in ambito sostenibilità e CSR, in particolare per quanto riguarda il rigore del processo di reporting, la verifica esterna e il coinvolgimento di team e figure in molti casi nuove (dal CdA alla direzione finanza e amministrazione).

 

Tra i frenetici preparativi per la prossima stagione di reporting tuttavia, crediamo sia necessario non perdere di vista il contesto più ampio.

Dato il rischio di una focalizzazione eccessiva sugli aspetti tecnici della norma, abbiamo voluto organizzare un evento – Nel Labirinto della Sostenibilità  – per fornire alle imprese una ricetta per affrontare la sostenibilità in modo strategico.

 

 

 

In un labirinto, in quanto i muri e le barriere intorno condizionano i propri movimenti, è difficile trovare il proprio percorso.

Analogamente, nel mondo della sostenibilità, se a guidare sono solo gli aspetti tecnici del processo di rendicontazione, la compliance con norme, le linee guida ecc. si corre il rischio di rimanere prigionieri in un vero e proprio dedalo.

 

Non servono solo risposte ‘compliance’ ma la lucidità di cogliere un’opportunità unica

 

A parer nostro, il D.lgs. n. 254 non è un evento a sé stante, ma solo l’ultimo dei tasselli che contribuiscono a minare il concetto unitario e convenzionale di “sostenibilità”, inteso fino a oggi come un atto di trasparenza volontaria (l’antitesi della trasparenza finanziaria obbligatoria).

 

Come già illustrato nel nostro blog post sui possibili scenari futuri nel mondo della sostenibilità (link al blog post), il decreto “scombina” il panorama della sostenibilità in quattro possibili contesti in cui le aziende possono ritrovarsi.

 

 

 

 

Quali sono gli altri fattori che portano a questo momento di trasformazione della sostenibilità?

La scelta da parte del Global Reporting Initiative di mettere la materialità al cuore delle linee guida G4, l’adozione dell’Integrated Reporting (e Integrated Thinking), l’avvento dei Sustainable Development Goals e la crescente attenzione da parte di consumatori e investitori per gli impatti di natura sociale e ambientale chiamano ogni azienda a formulare una risposta unica, un approccio strategico che possa rispondere al proprio contesto di sostenibilità e alle istanze degli stakeholder. È precisamente qui che si trova l’opportunità da cogliere.

 

Ieri, il reporting di sostenibilità era un fattore di distintività, quando le aziende mandavano comunicati stampa celebrando il fatto di arrivare al livello A+ del GRI 3; oggi, l’obbligatorietà del reporting introdotta dalla norma lo rende un’attività che rientra nella “normalità”, quasi scontata.

 

 

 

Abbiamo fotografato questa evoluzione nelle aspettative di stakeholder e professionisti di CSR attraverso i sondaggi effettuati per la nostra ricerca CSR Online Awards (dal 2007-2008 abbiamo sentito più di 1.850 persone).

Secondo il sondaggio il report è considerato sempre meno come punto di riferimento.

 

 

 

 

Questo è un momento importante per la sostenibilità in Italia: poiché il paese è ancora indietro per quanto riguarda la trasparenza non-finanziaria, (come evidenziato nella recente edizione italiana della CSR Online Awards), ci sono molte opportunità da cogliere.

Le imprese che grazie all’obbligatorietà normativa si approcciano alla sostenibilità per la prima volta (o per la prima volta in maniera strutturata) non devono perdere l’occasione per affrontarla in modo profondo, strategico, con una visione unica di lungo termine e non solo con un approccio di compliance.

 

 

 

 

 

La ricetta Lundquist? È quella di sviluppare una visione distintiva mettendo lo stakeholder al centro e adottando un approccio strategico e trasversale rispetto alle attività di reporting, engagement e comunicazione. E’ una ricetta che abbiamo applicato in progetti per clienti quali Yoox Net-a-Porter, Juventus FC, Birra Peroni e Snam. Eccola riassunto in 10 punti:

  1. Sii consapevole: il vostro percorso deve basarsi su “scelte informate” che prendono in considerazione il contesto più ampio, non semplicemente esigenze a breve termine che vi impongono norme, linee guida e altri meccanismi contingenti
  2. Parla la stessa lingua: possedere un vocabolario comune, una cultura condivisa e trasversale a tutta l’azienda sono qualità imprescindibili se si vuole ottenere un reale valore da un progetto di sostenibilità. Non si tratta, quindi, solo di raccogliere informazioni o dati, ma di avvicinare la sostenibilità agli altri interlocutori all’interno dell’azienda e porre le basi per una integrazione efficace nel business.
  3. Mettiti in gioco: il coinvolgimento degli stakeholder esterni è come una maratona, non come una gara di velocità. Bisogna fare un passo alla volta, concentrarsi su temi e interlocutori primari per poi allargare, nel tempo, argomenti di discussione e pubblico. L’importante è fare le domande “giuste”, ossia quelle mirate a scoprire le aspettative e le frustrazioni degli stakeholder e parlare direttamente con loro per andare nel dettaglio delle loro opinioni. Quindi, una volta iniziato questo dialogo, è importante restare sempre in ascolto senza limitarsi a momenti specifici di engagement in modo da cogliere prontamente ogni nuova sfida e occasione che si presenta.
  4. Crea la tua mappa: crea una matrice di materialità che sia in grado di riflettere davvero le priorità del business. Abbi il coraggio di andare oltre le tematiche delle linee guida e individua quelle aree d’azione in cui business e sostenibilità si integrano per creare un valore condiviso con gli stakeholder.
  5. Pianta la bandiera: non lasciare il tuo primo report a prendere polvere sulle scrivanie – utilizzalo come potente strumento di engagement allargato, poiché è con esso che la sostenibilità viene presentata ufficialmente per la prima volta in azienda. Diffondilo per creare cultura e per premiare lo sforzo dei colleghi che hanno collaborato alla stesura.
  6. Rimboccati le maniche: costruisci un processo di raccolta dati efficiente, in termini di dati e indicatori, e partecipativo, in cui i referenti non hanno un ruolo semplicemente compilativo ma ragionano sulle performance di sostenibilità, diventando così non solo portatori di nuovi spunti ma anche veri e propri driver di sviluppo della sostenibilità aziendale.
  7. Rendiconta… ma con stile: per rendicontare in modo efficace è fondamentale essere rigorosi, ma è altrettanto importante essere distintivi, cosa che spesso viene sottovalutata. Ed è possibile distinguersi dagli altri, proprio attraverso i contenuti che si sceglie di raccontare, rendicontare, monitorare e descrivere.
  8. Costruisci la tua strada: non c’è un modo giusto o sbagliato di approcciare alla sostenibilità e non c’è una strada standard che va bene per tutti. Ogni azienda deve essere in grado di costruirsi la propria strada e individuare la propria “vision” attraverso tre passaggi principali: la conoscenza della business strategy aziendale e quindi l’individuazione dei punti di contatto con la sostenibilità; la conoscenza del contesto sociale, culturale e storico in cui si trova ad operare e quindi la presa di coscienza degli impatti (diretti e indiretti) dell’azienda; l’individuazione di quelle funzioni che nel loro quotidiano sostenibilità senza saperlo e quindi lavorare alla loro “presa di coscienza”.
  9. Interessali!: se l’atto in sé della comunicazione può essere lasciato per ultimo, ciò che deve cominciare all’inizio del processo è l’individuazione dei contenuti che sono come piccoli germogli che spuntano man mano che si ascoltano gli stakeholder esterni, i colleghi, man mano che si va avanti nel processo e si individuano i temi materiali o che si raccolgono dati. Ascoltare i diversi punti di vista è un passaggio fondamentale per riuscire poi a comunicare con essi, attraverso contenuti che interessano, che coinvolgono, che portano all’azione.
  10. Spingiti oltre: il processo non si ferma mai ma diventa virtuoso attraverso una ciclicità in cui l’azienda continua a confrontarsi, aggiornare la direzione presa e creare interesse e impatto internamente ed esternamente

 


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