Come sta cambiando il panorama della sostenibilità in Italia: quattro scenari, due possibili risposte

Negli ultimi due anni non vi è stato nessun sostanziale cambiamento nel panorama italiano a livello di numero di società quotate che hanno avviato processi di rendicontazione di sostenibilità: questo uno dei risultati più importanti della nostra ultima ricerca CSR Online Awards.

 

È in questi ultimi mesi, invece, che stiamo assistendo a una importante trasformazione del panorama in termini di approccio alla sostenibilità d’impresa, grazie all’entrata in vigore, a partire dall’esercizio 2017, del D.lgs. 30 dicembre 2016 n. 254, che recepisce la Direttiva europea riguardante la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario.

 

Questo recente obbligo normativo “scombina” il mondo fino ad oggi conosciuto della Corporate Social Responsibility (CSR), di carattere prevalentemente volontario: dalla storica bipartizione in aziende impegnate o non impegnate nella sostenibilità si passa a quattro diversi cluster di imprese, le cui direttive – o confini – sono rappresentate, da una parte, dall’obbligo dettato dal Decreto, e dall’altra dall’aver intrapreso o meno un percorso strutturato di sostenibilità.

 

 

I quattro cluster del nuovo panorama

 

Il salto di qualità. Sono le imprese già coinvolte in un percorso di sostenibilità che, grazie all’avvento del Decreto, si trovano di fronte alla possibilità di migliorarsi ulteriormente, di rendere il proprio percorso distintivo e di porsi sul mercato come organizzazioni portatrici di valore condiviso.

 

 

La scelta consapevole. In questo cluster rientrano tutte le organizzazioni che, pur non ricadendo nell’obbligo di legge, si sono volontariamente incamminati lungo un percorso di sostenibilità, dimostrando una visione all’avanguardia e consapevole. Nello scenario creato dal Decreto, queste imprese sono quelle più soggette all’“esame di maturità”: esse hanno infatti la possibilità di migliorare il proprio approccio alla sostenibilità e processo di rendicontazione in modo del tutto volontario, dando un segnale inequivocabile di consapevolezza e di serietà (anche per il costo che implica) dell’importanza di questi temi.

 

 

Il bivio. In questo gruppo ricadono le imprese a oggi più in fermento, perché obbligate a rendicontare e a impegnarsi in un ambito che fino ad ora non avevano mai affrontato o mai in maniera strutturata. È soprattutto per queste organizzazioni che diventa fondamentale decidere come affrontare la situazione: meglio assumere un atteggiamento “difensivo” e scegliere la strada della compliance alla legge oppure cogliere l’occasione per trovare il proprio approccio alla sostenibilità quale leva strategica futura di business, sfruttando le lezioni delle tante imprese che questa strada l’hanno già intrapresa?

 

 

Il campanello di allarme. Sono le imprese al di fuori degli obblighi normativi sulle informazioni non finanziarie e che non hanno intrapreso alcun impegno strutturato nella sostenibilità. Queste organizzazioni sono chiamate a riflettere sul proprio futuro: se è vero che a oggi non è richiesta alcuna disclosure in merito ai temi di sostenibilità, non è da escludere che le cose non cambino o che diventi una prassi che ci si aspetta da parte di qualsiasi impresa seria. In tal caso, non aver colto questo momento per mettere in atto un cambiamento  potrebbe penalizzare lo sviluppo futuro del business.

 

Grazie a questa nuova disposizione legislativa, assisteremo al riconoscimento della sostenibilità – o almeno della sua rendicontazione –  quale elemento integrante del normale svolgimento delle attività aziendali e dei sistemi di gestione interni.

 

Due sono le possibili risposte. Una è il rischio che, anche a causa del sistema sanzionatorio previsto, questa nuova legislazione possa venire affrontata come un ulteriore adempimento burocratico, portando così le imprese a concentrarsi unicamente sulla realizzazione di un flusso di reporting rigoroso, senza la costruzione di una cultura interna né una vera presa di coscienza da parte dell’impresa che dia una visione d’insieme dell’impegno nella sostenibilità. E’ un momento particolarmente delicato perché la situazione porta la sostenibilità all’attenzione di membri del board e del top management.

 

Ma le rigidità imposte dalla legge non devono rendere “accecare” le imprese: dall’altra parte il Decreto nasce per aprire tante opportunità, prime tra tutte la possibilità di intraprendere percorsi di crescita distintivi e di acquisire nuovi vantaggi, potenziare la relazione con gli stakeholder e creare un valore duraturo nel tempo, grazie alla costruzione di un proprio approccio di successo.

 

Ponendo una base comune per tutte le aziende, il Decreto vuole spronare ogni impresa ad essere ancora più incisiva nel realizzare/potenziare il proprio impegno nella sostenibilità. Ora tocca alle imprese decidere da che parte stare.


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